IL FIENO DI SANTA LUCIA

Una fredda sera di dicembre, Tobia, uno dei pochi contadini rimasti nella periferia di una grande città, si accorge, riponendo i suoi attrezzi di lavoro, che qualcuno ha rubato il fieno dal mucchio destinato alle sue mucche.
Così nasce l’incontro misterioso tra Tobia e Lucia.
Lucia è cieca, ma descrive benissimo l’aspetto di Tobia: gli rivela che sa vedere con altri occhi. Sente tutto, conosce il linguaggio del vento, della pioggia, del fuoco, degli uccelli.
Soprattutto possiede una voce che incanta.
È una specie di fata che, ogni 13 dicembre, la notte più lunga dell’anno, aiutata dal suo asinello porta in ogni casa dolci e balocchi per i bambini che le scrivono, sperando che si realizzi un loro desiderio, che le parlano con i loro sogni…
Lucia ama tanto i bambini che sognano.
Dispensatrice di giocattoli nuovi, la Santa racconta che nei mesi dell’anno corre di casa in casa, non vista, a raccogliere i giocattoli vecchi o rotti, che i bambini non vogliono più.
Li porta nella Grande Soffitta, dove restano molti anni.
Aspetta che quei bambini divengano adulti, magari mamme e papà.
Poi un giorno glieli fa ritrovare, come per caso: in un vecchio baule, in una scatola rovinata, nel sottoscala, in cantina, nel solaio.
Solo così i grandi possono ricordarsi dell’infanzia lontana, dell’odore della neve, del rumore delle caramelle troppo dure per i denti da latte, del sapore del buio della notte.
Ricordano l’attesa, la gioia, la sorpresa.
E grazie a questo ricordo possono permettere che nuovi bambini vivano le grandi magie dei desideri e credano che i sogni si possono avverare, e che ogni 13 dicembre appendano fiduciosi fuori dalla finestra un mazzetto di fieno per l’asinello di Santa Lucia.

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